ROVIGO • In un momento di profondo cambiamento per la sanità territoriale, l’Azienda Ulss 5 Polesana è chiamata a coniugare prossimità, innovazione e sostenibilità. Il Direttore Generale Pietro Girardi, giunto al termine del suo breve mandato – nominato a marzo del 2024 – fa il punto sulle priorità strategiche, sui risultati raggiunti e sulle sfide che attendono il sistema sanitario polesano, a partire dai bisogni concreti dei cittadini.
In questi due anni quali interventi ritiene abbiano inciso maggiormente sul rafforzamento della rete sanitaria polesana?
“Il percorso è stato articolato su più direttrici. Una leva fondamentale è stata rappresentata dagli investimenti legati al DM 77 e al PNRR, molti dei quali sono oggi in fase di conclusione: interventi strutturali e organizzativi che stanno rendendo l’assistenza territoriale più moderna, integrata e vicina ai cittadini. Sul piano ospedaliero abbiamo lavorato per qualificare ulteriormente l’offerta. Ad Adria è stata istituita l’Unità Operativa Semplice per l’ipertensione, risposta concreta a un bisogno clinico molto diffuso. L’ospedale San Luca di Trecenta ha raggiunto un record di attività chirurgica, confermando qualità professionale e centralità per il territorio. A Rovigo abbiamo consolidato collegamenti con centri di eccellenza: collaborazioni con Padova e Verona in cardiologia e con Padova in urologia, che hanno permesso l’introduzione di tecniche innovative. È stata inoltre avviata l’implementazione del sistema di chirurgia mininvasiva sia con attività svolta dai nostri professionisti presso l’Ospedale di Padova che con l’autorizzazione al noleggio del robot chirurgico “Da Vinci Xi”, destinato a potenziare quattro specialità — Chirurgia Generale, Urologia, Ostetricia-Ginecologia e Otorinolaringoiatria — rafforzando la chirurgia mininvasiva ad alta precisione. Parallelamente abbiamo riqualificato la Cittadella Socio Sanitaria, recuperando spazi che oggi sono pienamente valorizzati e coerenti con il ruolo centrale della struttura”.
Come si è tradotto, in termini concreti, l’equilibrio tra investimenti ospedalieri e sviluppo del territorio?
“Negli ospedali sono stati investiti oltre 40 milioni di euro per l’ammodernamento tecnologico e il rinnovo delle grandi apparecchiature diagnostiche, oltre all’adeguamento strutturale dei presidi di Rovigo, Adria e Trecenta. A questi si aggiungono interventi per circa 9 milioni di euro dedicati alla sicurezza e alla riqualificazione: le nuove scale di emergenza della Cittadella, la progettazione dell’adeguamento antincendio, la demolizione del corpo F dell’ospedale di Rovigo e la ristrutturazione delle pertinenze di Corte Guazzo. Sul fronte territoriale sono stati investiti circa 12,5 milioni di euro per la realizzazione delle 5 Case della Comunità — Rovigo, Adria, Porto Tolle, Badia Polesine e Castelmassa — oltre alle risorse per Centrali Operative Territoriali, Ospedali di Comunità e telemedicina. Il risultato è un sistema con ospedali più forti per la complessità e un territorio più strutturato per la gestione di cronicità e fragilità”.
La realizzazione delle Case della Comunità modificherà il rapporto tra cittadini e servizi sanitari?
“Il cambiamento è prima di tutto culturale. Le 5 Case della Comunità garantiscono un nuovo riferimento territoriale con un Punto Unico di Accesso per l’assistenza sociosanitaria e la presenza di équipe multiprofessionali che assicurano continuità nella presa in carico, sviluppando modelli di cure primarie che si affiancano all’attività dei Medici di Medicina Generale. Questo riduce la frammentazione, limita gli accessi impropri al pronto soccorso e integra maggiormente sanitario e sociale. In un territorio caratterizzato da un alto indice di invecchiamento e da una forte incidenza di patologie croniche, il nuovo modello consente una gestione programmata dei bisogni di salute, superando la logica emergenziale. La sanità diventa così più vicina, integrata e orientata alla continuità assistenziale”.
Sul fronte del personale, quali risultati sono stati raggiunti in termini di organico e attrattività?
“I numeri indicano un rafforzamento concreto. Dal 1° gennaio 2024 al 1° gennaio 2026 il personale complessivo è passato da 3.350 a 3.421 unità: +71 professionisti in due anni, in un contesto nazionale segnato da difficoltà di reclutamento. La dirigenza sanitaria è cresciuta da 471 a 505 unità di cui 33 medici. Il personale socio-sanitario di comparto è passato da 561 a 584 unità (+23). L’attrattività si misura nei fatti: +71 professionisti rappresentano un segnale chiaro di consolidamento, che è solo l’inizio di un trend in aumento”.
Che eredità lascia al suo successore e quale giudizio complessivo dà dello stato della sanità polesana?
“La sanità polesana è in buona salute, inserita in un contesto regionale tra i migliori a livello nazionale. È però in una fase di trasformazione profonda, legata all’invecchiamento della popolazione e alla crescente complessità dei bisogni, un processo accelerato dalla pandemia. L’eredità principale riguarda lo sviluppo della rete territoriale prevista dal DM 77, il pieno dispiegamento delle attività nelle Case della Comunità e nella telemedicina. Per la Cittadella Socio-Sanitaria restano da completare la sistemazione dei parcheggi, la realizzazione della mensa interna e un riordino più organico della struttura. Sul piano personale, questo incarico ha avuto un valore particolare: tornare a operare nel territorio in cui sono cresciuto ha significato assumere una responsabilità ancora più sentita. È stata un’esperienza intensa, che mi ha arricchito umanamente e professionalmente, rafforzando il senso di responsabilità istituzionale e la consapevolezza del valore del lavoro di squadra”.
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