ROVIGO • Secondo Flavio Convento, vicepresidente di Confesercenti del Veneto Centrale, quindici anni di liberalizzazioni hanno prodotto effetti sotto gli occhi di tutti: consumi fermi, desertificazione commerciale dei centri urbani e dei quartieri, trasferimento sistematico di quote di mercato verso la grande distribuzione organizzata e un crescente impoverimento economico e sociale dei territori.
A questo si somma il peso di un e-commerce fortemente concentrato – per circa il 70% in capo a grandi multinazionali – che sottrae valore, fiscalità e occupazione al sistema locale.
Lavorare la domenica è diventata una scelta imprenditoriale: abbiamo soci che aprono e soci che non aprono. Ma abbiamo anche soci che pur lavorando con il negozio fisico hanno anche il negozio on line.
Il problema quindi non è l’online in sé: la battaglia non è contro l’e-commerce, o contro il lavoro domenicale, ma contro condizioni competitive sbilanciate. I negozi di vicinato si stanno adeguando all’evoluzione tecnologica, ma servono regole eque ».
In questo contesto, per Confesercenti del Veneto Centrale il dibattito sulle aperture domenicali è ormai superato e rischia di essere fuorviante.
«Serve un cambio di passo – prosegue Confesercenti –. Chiediamo alle istituzioni locali e nazionali di assumersi la responsabilità di una vera politica commerciale: regole uguali per tutti, contrasto alle posizioni dominanti, tutela del lavoro e riconoscimento del valore sociale del commercio di vicinato».
Il commercio di prossimità non è solo economia: è presidio sociale, sicurezza urbana, servizi di prossimità e coesione delle comunità. Difenderlo non è una nostalgia del passato, ma una scelta politica necessaria per garantire equilibrio, lavoro e qualità della vita nei territori.
La questione si allaccia quindi alla crisi del commercio per quanto scritto anche nel nostro precedente articolo con l' intervento del presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin.
Permetteteci ora una nostra piccola riflessione finale:
Ci rimane quindi di delegare tutto alle Istituzioni? Come avrete letto si abbraccia il pensiero che qualcuno deve fare qualcosa, nella volontà univoca di porre rimedio alla crisi, anche se viene sempre da chiedersi perchè un imprenditore dovrebbe, nell'offrire quotidianamente un servizio al cittadino e consumatore, porsi la questione delle scelte politiche di mercato dei grandi centri e aree commerciali?
Se la scelta di vendere dentro una determinata fascia oraria con giorni di chiusura permettere agli esercenti di vivere si può continuare a farlo. Se invece si accusa il problema della grande distribuzione allora potrebbe scegliere di aprire in determinati giorni e orari, magari con un orario continuato e mantenere un giorno diverso di chiusura.
Scriviamo questo ultimo concetto perchè troppo spesso si cerca aiuto, troppo spesso si critica e non ci si confronta e non si partecipa a riunioni di settore, e sempre spesso ci si lamenta perchè altri dovrebbe fare.
E' giusto sfatare anche questo concetto dettato troppo spesso da una negligenza di cambiamento, scoprire che oggi (come dieci anni fa) il mondo è cambiato, uscire da una zona confort (che poi confort non è più), perché non volerlo accettare significa vivere aspettando un domani che non arriva, anzichè improntare un piccolo cambiamento interno che se fatto ogni giorno aiuti a cambiare la percezione di luogo sociale e di centro storico. Le botteghe dei centri urbani vanno si aiutate, ma devono anche aiutarsi e migliorare la propria posizione nel mercato, magari aprendo un giorno in più quando serve usando orari diversi e collaborare nelle iniziative locali e promozionali.
Se ogni giorno ci lamentiamo, il giorno seguente sarà uguale a quello che arriverà.
Non intervenire, significa lasciare che i piccoli problemi diventino crisi. Resterà sempre un margine di errore, ma esisterà sempre un margine di miglioramento.
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