ROVIGO • Al via il Maggio Rodigino – IX ed. 2026. Tema: MEDITERRANEO. IL SUO SPIRITO, IL SUO TEMPO. LA SUA UTOPIA. A cura di Fondazione per lo Sviluppo del Polesine. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito
Gli eventi della settimana, dal 3 al 6 maggio
Musica, geopolitica, nuove rotte da scoprire: il Mediterraneo visto come mai prima d’ora
È pronta a partire la prima settimana di eventi della nona edizione del Maggio Rodigino, organizzata dalla direzione artistica e scientifica di Fondazione per lo Sviluppo del Polesine, quest’anno dedicata al Mediterraneo come terra affascinante, ma anche terra che richiede attenzione e meditazione su molti temi, valicando i confini già tracciati. Il tempo del Mediterraneo è un tempo in costante divenire. Attraverso il fascino della musica e la potenza del dialogo, si potranno attraversare spazi anche distanti per comprendere la complessità di una terra che ha ancora tanto da dare e che tanto ha già dato all’umanità.
A inaugurare questo viaggio nel Mediterraneo, sarà un concerto a cura del Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo, eccellenza del territorio polesano e non solo, che domenica 3 maggio alle ore 18:00 nel suggestivo Tempio della Beata Vergine del Soccorso di Rovigo, proporrà Le rotte della musica: i suoni del Mediterraneo, la sposa del mare.
Cavalli ed i Maestri della Serenissima Basilica di S. Marco. Nei primi cinquant’anni del XVII secolo, nella Basilica Ducale di San Marco in Venezia, hanno operato i migliori musicisti che l’Italia potesse vantare: personalità come Claudio Monteverdi e Francesco Cavalli, per citare i più noti, collaboravano con musicisti del calibro di Giovanni Rovetta, Alessandro Grandi, Francesco Usper e Carlo Filago (rodigino, primo organista), Giovan Battista Grillo e molti altri ancora. Le loro musiche celebravano i fasti della “Serenissima”, con un forte attaccamento alla figura della Beata Vergine e ai santi protettori della “città nel mare”, con sontuosi mottetti e salmi destinati ad organici polivocali e policorali e ad insiemi strumentali concertanti (prassi tipicamente veneziana). Accanto a questi, mottetti a una o due voci con il solo sostegno strumentale del basso continuo (dell’organo in particolare), pubblicati in sillogi dedicate ai più noti appartenenti alle famiglie veneziane dominanti, scandivano le giornate in una dimensione “domestica” della liturgia. Sembra di scorgere, nell’accostamento tra queste due grandi “categorie” compositive, l’unione che chi entra nella chiesa della Rotonda può scorgere nelle raffigurazioni pittoriche: la gloria di Venezia, la “Sposa del mare”, e la sua presenza in terraferma, non solo come “governo” delle terre, ma come movimento generante bellezza e grandiosità, tanto nella dimensione “visiva” quanto in quella “uditiva”, nelle solennità e nella ferialità liturgica. Il 350° anniversario della morte di Francesco Cavalli ha ispirato questo programma, dove organici misti fino a 11 voci si alternano alla voce sola, grandiosità della Basilica e intimità dell’Oratorio, cui fanno da sfondo la figura della Beata Vergine e le acque della laguna che si aprono al Mediterraneo.
A seguire, lunedì 4 maggio alle ore 17:30 negli spazi della Sala Arazzi di Palazzo Roncale, è previsto l’incontro Una regione geopolitica in formazione: il Mediterraneo, con i professori dell’Università “La Sapienza” di Roma Matteo Marconi, Francesco Zampieri, Paolo Sellari, massimi esperti nazionali di geopolitica. Tanti parlano di Mediterraneo ma non sono molti coloro che hanno saputo rispondere a una domanda cruciale: il nostro mare rappresenta una realtà geopolitica coerente? Spazio della complessità, attraversato da molteplici fratture, negli ultimi secoli ha rappresentato principalmente una linea di collegamento con le due masse oceaniche con cui è in comunicazione. Oggi siamo finalmente in grado di praticare un pensiero diverso, che metta al centro una delle peculiarità più evidenti del nostro mare, ovvero l’alternanza continua tra mare e terra. Proprio mare e terra, in quanto ambienti geopolitici, danno vita nel contesto postmoderno a un paesaggio differente, all’insegna di una insperata unità.
Martedì 5 maggio, alle ore 18:00, presso Palazzo Angeli, ci sarà invece il Magistrato Alberto Perduca, in dialogo con Alessandra Annoni che tratterà il tema Quale tutela del diritto e dei diritti nella crisi dell’ordine internazionale? Salvare le future generazioni dal flagello della guerra, riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà, sono alcuni dei solenni impegni assunti dalla Carta di San Francisco che nel giugno del 1945 istituisce l’ONU. Ottant’anni dopo il mondo offre una realtà sempre più distante da quella scelta che le nazioni Unite fecero dopo due devastanti conflitti mondiali in un solo secolo. Ora, la guerra avanza, la forza prevarica il diritto, la negazione dei diritti non si arresta, la cooperazione internazionale vacilla, l’ONU viene marginalizzata. Anche la giustizia internazionale, chiamata a perseguire i più gravi crimini che offendono l’intera umanità, condivide questa traiettoria. Dopo essersi progressivamente affermata a partire dagli anni Novanta fino alla creazione della Corte penale internazionale, con i suoi più frequenti interventi sui teatri di guerra russo-ucraino e israelo-palestinese, subisce attacchi sempre più virulenti. Occorre evitare di rassegnarsi all’idea che questa deriva della legalità sia in preda ad una fine irreversibile. Se lo si fa, si finisce per rendere un servizio alla prepotenza, deresponsabilizzando allo stesso tempo le istituzioni – nazionali ed internazionali – cui spetta la promozione del diritto e dei diritti.
Infine, la prima settimana di lavori si concluderà mercoledì 6 maggio dalle ore 17:30 nella Sala della Gran Guardia con il professore dell’Università degli Studi di Padova Egidio Ivetic, in dialogo con Paolo Zorzato. Il Mediterraneo riassume in sé molti significati, tra cui essere di nuovo una frontiera. Si trova sulla linea di demarcazione tra il Nord e Sud del mondo: da una parte il miliardo di benestanti, dall’altra i sette miliardi di esclusi o candidati a una vita migliore, ma con esigue speranze. Nella dinamica che si è imposta tra i due mondi il mare antico è diventato un luogo di passaggio, in cui si evidenzia tutto il contrasto e tutto il dramma. È il luogo dei migranti e degli innumerevoli tentativi di raggiungere le sponde europee. Nel Mediterraneo passa il limite divisorio tra l’Occidente e il non-Occidente, cioè il resto del mondo. Lo scarto tra Occidente e non-Occidente non è una questione politica, bensì riguarda i valori civili, la democrazia, la religiosità e la cultura. Il Mediterraneo si trova in mezzo a un confronto culturale sottaciuto tra le parti, ma che diventerà stringente nei prossimi anni e decenni, un confronto sui valori occidentali. A complicare la situazione c’è il fatto che il Mediterraneo separa l’Unione Europea, che controlla il 70-80% delle sue acque e che è in decrescita demografica, da un policentrismo incardinato su Turchia, Egitto, Algeria, Marocco e dal suo vasto entroterra che ormai comprende il Sahel e i paesi del Golfo, tutti contesti in cui si ragiona di modernità alternative rispetto a quella occidentale. Una geografia che riflette e scarica su scala mediterranea le tensioni del policentrismo globale, politico e culturale.
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