ROVIGO • Siamo sempre sul territorio, a contatto diretto con le persone. Lavoriamo ogni giorno per dare risalto alle attività locali e raccogliere le voci di chi, con il proprio impegno, contribuisce ad accogliere cittadini e visitatori di passaggio a Rovigo. Ai commercianti abbiamo rivolto alcune domande per capire come immaginano il futuro della città e quali interventi ritengono necessari per migliorarla sotto diversi aspetti.
Inizia il nostro viaggio nel tessuto urbano di Rovigo, e Gianluca Piccolo ci ha accolti nel suo locale Inki Makisushi in Corso del Popolo.
Dicono che a Rovigo manchino idee per rilanciare la città.
Sei d’accordo?
No, non credo che a Rovigo manchino le idee. Semmai manca la capacità di trasformarle in progetti concreti, continui e condivisi.
Il problema non è immaginare il cambiamento, ma avere il coraggio di costruirlo davvero.
Rovigo ha caratteristiche che oggi tante città cercano disperatamente di recuperare: è vivibile, a misura d’uomo, con un centro storico raccolto e autentico. Il punto è capire come trasformare queste qualità in un valore moderno.
Guardiamo cosa è successo in città come Treviso o Mantova: hanno investito sull’esperienza urbana, sugli eventi diffusi, sulla qualità degli spazi e sulla valorizzazione del centro storico. Non hanno puntato sulla quantità, ma sull’identità. E oggi sono città dove le persone scelgono di fermarsi, passeggiare, vivere il centro.
Anche Rovigo potrebbe fare questo salto. Oggi chi si muove cerca luoghi che trasmettano atmosfera, esperienze, socialità. La città deve tornare a essere un posto che incuriosisce, che accoglie e che lascia qualcosa a chi arriva.
La qualità tu la conosci, la fai tutti i giorni con il tuo locale.
Per innovare ulteriormente quali ricette proporresti?
Secondo me il futuro passa dal turismo esperienziale e dalla collaborazione tra attività.
Non basta organizzare un singolo evento: bisogna creare un sistema.
Penso a percorsi gastronomici, serate a tema, mercatini di qualità, visite guidate legate alla storia della città, degustazioni e iniziative diffuse che coinvolgano locali, negozi e operatori culturali. In città come Verona o Bologna funziona proprio questo: il visitatore non vive una singola attività, ma un’esperienza completa.
Negli ultimi anni a Rovigo si sono viste iniziative anche interessanti, ma spesso scollegate dal tessuto del centro. E quando manca il collegamento con le attività locali, il risultato si vede: la città non si anima davvero.
Anche il tema della mobilità va ripensato in modo moderno. Il Corso del Popolo è il cuore della città, ma oggi la ZTL rischia di penalizzarlo se non viene accompagnata da alternative intelligenti. Una soluzione innovativa potrebbe essere consentire l’accesso h24 ai veicoli full elettrici e ai ciclomotori, incentivando una mobilità sostenibile senza spegnere il centro storico.
In molte città europee si sta andando proprio in questa direzione: meno traffico pesante, ma più accessibilità intelligente. Perché un centro completamente vuoto non è sostenibile, è semplicemente spento.
Le domeniche ecologiche sono una bella iniziativa, ma da sole non bastano. Le persone devono avere un motivo per venire in centro anche quando il tempo non aiuta. Se manca qualcosa da vivere, la gente sceglie inevitabilmente altri luoghi o i centri commerciali.
Sicurezza e qualità di vita, ma anche decoro e innovazione.
Su questi temi cosa suggeriresti? Hai qualche soluzione?
La sicurezza nasce da una città vissuta.
È una regola semplice: dove ci sono persone, famiglie, attività e movimento, il degrado arretra automaticamente.
Per questo servono illuminazione curata, pulizia costante, manutenzione e controllo del territorio, ma soprattutto servono spazi vivi. Una piazza piena di persone è già di per sé una forma di sicurezza urbana.
Basti pensare a città come Padova, dove alcune aree che anni fa venivano percepite come problematiche oggi sono tornate centrali grazie alla presenza di eventi, locali, studenti e iniziative culturali.
Anche l’innovazione può fare molto: videosorveglianza intelligente, servizi digitali per cittadini e turisti o web app dedicate agli eventi (Rovigoinfocitta.it è un valido strumento moderno) e collegamenti smart tra Comune e attività commerciali per aiutare il tessuto a svincolarsi dalla burocrazia. Oggi una città deve essere anche semplice da vivere e facile da scoprire.
Ma il vero cambiamento parte dalla mentalità: il centro storico non deve essere visto come qualcosa da proteggere “chiudendolo”, ma come uno spazio da riempire di vita, qualità e opportunità.
Le Torri e i Giardini. Una location unica.
Qui cosa si potrebbe fare per renderla più fruibile ogni giorno?
Quella zona ha un potenziale enorme.
Le Torri e i Giardini potrebbero diventare la vera cartolina viva di Rovigo, uno spazio riconoscibile e frequentato ogni giorno, non soltanto durante gli eventi occasionali.
Guardando città come Lucca, Ferrara o Verona, si capisce subito una cosa: i luoghi più belli funzionano quando diventano parte della quotidianità delle persone.
Servirebbero più plateatici, musica dal vivo, eventi culturali, mercatini selezionati, food experience, iniziative per famiglie e spazi dedicati ai giovani. Non qualcosa di straordinario una volta all’anno, ma una programmazione continua che renda quell’area sempre attrattiva.
Personalmente, da ristoratore, mi piacerebbe poter avere un piccolo spazio estivo in quella zona. Credo che attività di qualità possano contribuire concretamente a valorizzare questi luoghi, riportando famiglie, turismo e una presenza positiva costante.
Perché quando un’area è frequentata bene, cambia completamente volto: migliora la percezione di sicurezza, aumenta il decoro e le persone tornano a viverla con piacere.
Le Torri e i Giardini non dovrebbero essere soltanto un bellissimo spazio da fotografare, ma un luogo pieno di vita, aperto e capace di rappresentare davvero l’anima moderna della città.
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