ROVIGO • “Al giorno d’oggi, si parla poco di femminismo ma è necessario ricordare, specie per le nuove generazioni, i tanti passi fatti nel corso della storia, in particolar modo dagli anni ‘70”.
Si è parlato di conquiste femminili, attraverso le grandi tappe salienti del lungo percorso ad ostacoli che la lotta per l’uguaglianza identitaria ha dovuto intraprendere - fino a un approccio unitario fra diritto e storia - per un risultato di eccezionale vivacità riflessiva, questo pomeriggio nell’ambito dell’evento “Violenza sessuale e associazionismo femminista veneto tra passato, presente e futuro” a Palazzo Angeli, sede del dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Ferrara e del Cur.
Folta presenza per il pomeriggio (inserito nei percorsi di formazione per l’educazione civica), coordinato scientificamente della docente Unife Arianna Thiene. Al tavolo, Nadia Maria Filippini, già docente dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Elena Biasin, avvocato del foro di Rovigo, Emilia Canato, psicologa e psicoterapeuta, Mirella Zambello, di UniPd e Ca’ Foscari, Marco Venturoli, di UniFe e Roberto Casella, direttore della scuola di specializzazione Uncm (Unione nazionale camere minorili). Attraverso la prospettiva storica, giuridica e sociale, le relatrici hanno evidenziato il ruolo svolto dai movimenti femministi veneti nel portare all’attenzione pubblica e istituzionale il fenomeno della violenza di genere, passando dalle mobilitazioni e alle pratiche politiche connesse ai processi per violenza sessuale, all’evoluzione del quadro normativo e giurisprudenziale fino alle più recenti riforme. Largo alle date, vere tappe miliari, come nel ’70 con la legge sul divorzio, al ‘71, con l’istituzione degli asili comunali, al ’78 con la famosa legge 194. “Oggi abbiamo cercato di unire la prospettiva storica con quella giuridica, fondamentale per organizzare un pensiero organizzato su un tema tanto vasto quanto importante per tutti noi e sul quale occorre ancora lavorare” ha sottolineato in apertura Thiene, seguendo: “Partendo dal processo di Verona del ‘76, fino a tutto il tormentato iter che ha portato alla legge del 1996 contro la violenza sessuale, la storia ci insegna e consegna un’idea importante, quella che il diritto si costruisce a partire dalla protezione delle persone più fragili. Le grandi donne, come quelle che vengono citate (Tina Lagostena Bassi, Maria Magnani Noya, Bianca Guidetti Serra) hanno aperto la strada, resta ancora molto da fare”.
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